Stage Opera della Mediazione 28-29 settembre 2019

teatro

Uno stage di 2 giornate per conoscere una inedita proposta che unisce il Teatro dell’Oppresso alla Mediazione Umanistica per la prevenzione e risoluzione dei conflitti. Si tratta di un metodo con diversi ambiti di applicazione: dalla mediazione familiare a quella scolastica, dalla mediazione aziendale e quella sociale e penale.

Il punto focale del metodo è la consapevolezza del problema che avviene attraverso una vera e propria messa in scena del conflitto da entrambi i punti di vista: questo consente non solo di “mettersi nei panni dell’Altro” ma di sentire che (all’interno della Krisis proposta da Jacqueline Morineau e grazie ad esercizi teatrali proposti da Augusto Boal) è possibile insieme trovare soluzioni per risolvere il problema comune.

Lo stage si svolgerà a Milano in via Lanzone 36 (facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici), sabato e domenica 28 e 29 settembre dalle 9.30 alle 18.00.  E’ rivolto a studenti, mediatori, insegnanti, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali. E’ composto da una parte teorica, dove analizzare gli elementi costitutivi della proposta, e una pratica ricca di attività e esperienze dirette per sperimentare l’applicazione concreta dell’Opera della Mediazione. La conduzione è affidata a Debora Civello, mediatrice relazionale e ideatrice della proposta.

La due giorni ha un costo promozionale di 50,00 euro potendo usufruire del contributo del 5 x 1000. E’ rivolta ai soci iscritti a Snodi nel 2019 (per essere associati, per chi ancora non lo fosse, la quota è 60,00 euro). Ricordiamo che l’adesione all’associazione permette di partecipare a tutte le iniziative previste per l’autunno, anche queste a costi particolarmente agevolati: questo per poter permettere una maggiore facilità di accesso ad una serie di iniziative innovative e sperimentali previste in questa annualità e legate al mondo della mediazione umanistica.

Per partecipare occorre inviare una mail a snodiaps@gmail.com per verificare la disponibilità dei posti (l’evento è a numero chiuso con un massimo di 15 partecipanti) e per ricevere le indicazioni per iscriversi.

Mediazioni a confronto: Milano 29 giugno 2019

Nuovo appuntamento a Milano targato Snodi APS.
Una giornata esperienzuale a numero chiuso (max 16 partecipanti) dove lavoreremo sul confronto tra 3 diversi modelli di mediazione:

  • civile e commerciale
  • familiare
  • umanistica

Lo faremo insieme a 3 professionisti che rappresentano e praticano i diversi modelli, rispettivamente Maria Rosaria Fascia, Roberta Di Martino e Massimiliano Anzivino.

La giornata ( sabato 29 giugno dalle 9.30 alle 18.00 a Milano in via Lanzone 36 presso Spazio Idea ISMO) si strutturer? come da prassi con simulate, esercizi e momenti di rielaborazione che permettano di entrare all’interno dei presupposti teorici e operativi dei diversi approcci al tema del conflitto interpersonale.
La proposta riprende una esperienza positiva di qualche anno fa in cui l’Associazione era stata invitata presso l’Universit? di Firenze per un confronto tra vari modelli di mediazione.

L’evento ? aperto ai soci iscritti nel 2019 (quota annuale ? di 60,00 euro) ed ha un costo di partecipazione di 25,00 euro essendo in parte finanziato con i contributi del 5X1000.

Per iscriversi (entro luned? 21 giugno):

  • contattare l’Associazione per verificare la disponibilit? snodiaps@gmail.com
  • compilare la modulistica che verr? inviata via mail
  • eseguire i versamenti delle quote previste

 

Lo strano caso della mediazione umanistica

La parola mediazione comincia ad essere di moda.
Nel linguaggio comune già la usiamo per indicare la via di mezzo, quelle situazioni nelle quali si trova un buon modo di mettere d’accordo due persone, di smorzare un litigio, di trovare un ottimo compromesso accettabile.
Ultimamente quello che si fa largo è un concetto più raffinato che indica una tecnica di lavoro, una teoria e una nuova cultura delle relazioni.

La mediazione non è qualcosa di nuovo in assoluto, bensì una riscoperta che parte da molto lontano. Oggi se ne parla soprattutto come possibile alternativa al consueto modo di condurre un processo penale, offrire un’altra maniera di gestire le controversie piccole e grandi che spesso si trascinano nel tempo fino alle aule di tribunale. Così la mediazione si propone come strumento di gestione dei conflitti che a dirla tutta già era nella mani degli avvocati ma che ha trovato pochi margini per svilupparsi.

Per tante ragioni oggi i tempi sembrano maturi per una diversa entrata in scena della mediazione, un po’ perché la giustizia è davvero in crisi (siamo quasi a 5 milioni di cause pendenti in italia), un po’ perché le risposte che si ottengono dal giudice non sembrano essere soddisfacenti né per chi ha ragione né tanto-meno per chi ha torto. Anche perché il torto e la ragione spesso non sono una questione di regolamenti e di logica. E in alcune situazioni, specie quando ci sono di mezzo i rapporti più intimi, questo dato risulta eclatante.

Si parla quindi di mediazione soprattutto per quando riguarda il contesto familiare e di fronte al proliferare di separazioni (ormai siamo quasi a 2 coppie su 3 nel nostro paese) si tenta anche questa carta.
C’è tutto l’ambito della mediazione commerciale, quella che spesso viene anche definita con il termine conciliazione per trovare un accordo fuori dalle aule di tribunale rispetto a controversie che più facilmente possono trovare un beneficio per entrambe le parti.
Ed è arduo riuscire a districarsi nel dedalo di proposte che si presentano tutte sotto l’etichetta della mediazione, proposte che a volte hanno un sapore più giuridico, a volte più psicologico, a volte più sociale.

La mediazione umanistica rientra in questo contenitore affollato al quale serviranno ancora molti anni per fare chiarezza.
Di certo mi sento di dire che questo tipo di mediazione offre qualcosa di anomalo. Offre uno spazio di lavoro che è difficile definire con una tecnica, esce dalle logiche di praticità che accomunano gli altri modi di fare mediazione. Fa una specie di salto verso un modo di guardare oltre i problemi che le parti portano. Apre uno spiraglio per guardarsi allo specchio per mettersi consapevolmente in cammino verso la scoperta di chi siamo.

Ma come fai a spiegarla una cosa così?
Se sei una persona concreta e ti piace la solidità dei dati, i punti fermi, la possibilità di misurare è oltremodo sconvolgente scoprire che c’è tutta una parte della nostra esperienza quotidiana che non si arrende ai tentativi di classificare, misurare, conoscere.
Ed è quella dimensione che forse riusciamo ancora a scorgere nell’arte, nella natura, negli sguardi.
Per questo forse il modo più facile per capire il fulcro della mediazione umanistica è riproporre l’immagine di chi sta di fronte al mare o sotto il cielo e non sa bene a cosa sta pensando ma sa che le domande sono grandi e il momento solenne.